Andare dallo psicologo: stereotipi e miti da sfatare

Andare dallo psicologo: stereotipi e miti da sfatare 12 Luglio 2016

Nel presente articolo ho piacere di descrivere brevemente alcuni luoghi comuni e stereotipi che condizionano, in modo più o meno consapevole, la scelta di rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta. In un articolo successivo affronteremo insieme "Quando andare dallo psicologo".

Miti da sfatare

"I panni sporchi si lavano in casa". Se in alcune circostanze è bene tenere le questioni nel privato della propria vita familiare, non per tutto questo detto può essere valido: quando si vive un periodo di particolare sofferenza, difficoltà  decisionale, conflitto intra o interpersonale è bene rivolgersi ad un "occhio ed orecchio esterno ed estraneo", che attraverso un attento ascolto empatico  ed un bagaglio di competenze specifiche in ambito emotivo-psicologico-relazionale può fungere da guida nell'esplorazione delle cause sottostanti e nell'elaborazione di nuove e più funzionali strategie.

"Cosa pensa la gente se sa che vado dallo psicologo?". Il codice deontologico, che disciplina la professione, afferma che lo psicologo ha il dovere di tutelare la privacy dei suoi clienti. D'altro canto se non si vuol far sapere che ci si è rivolti ad uno psicologo è sufficiente non raccontarlo.

"E' sufficiente conoscere le tecniche ed applicarle, risolvendola da soli". L'efficacia di un intervento psicologico non è riducibile al solo impiego di tecniche particolari: ciò che è, inoltre, determinante nella cura è la relazione che si instaura tra psicologo e cliente e, dunque, le modalità  relazionali e comunicative del professionista, l'ascolto, l'empatia e l'accoglienza in un setting clinico predisposto per un intervento di cura e personalizzato in base alle caratteristiche ed esigenze del cliente.

"Ce la faccio da solo! Non ho bisogno di aiuto". Rivolgersi ad un psicologo quando si vive un malessere o si ha un problema è un atto di coraggio, di responsabilità  e di cura verso se stessi, al contrario di quanto si crede che "chiedere aiuto è un atto di debolezza e  fragilità ".

"Lo psicologo cura i matti". La confusione esistente tra psichiatra e psicologo e la scarsa conoscenza in merito nutrono l'errata convinzione che lo psicologo si occupi solo di psicopatologia: gli ambiti di intervento psicologico, invece, spaziano dalla promozione della salute, alla scuola, alle aziende in forma di consulenza o formazione.

"Basta prendere dei farmaci". Se il farmaco in alcune circostanze può essere considerato uno strumento molto utile e necessario per il benessere non può, tuttavia, essere un'alternativa al trattamento psicologico: ad esso può essere integrato per raggiungere i propri obiettivi di salute, tenendo presente che il farmaco cura il sintomo e non la causa (ad esempio ansiolitici o antidepressivi), come il farmaco sedativo della tosse calma la tosse stessa ma non cura la causa.

"Costa tanto". Ciò che vale per qualunque altro tipo di professionista (ortopedico, cardiologo, architetto,... ) vale anche per lo psicologo: la prestazione erogata è frutto da un lato di una lunga formazione, in costante aggiornamento, e dall'altro dal suo impegno professionale sia durante che fuori dalla seduta psicologica.

"La terapia dura anni". Non sempre la durata dell'intervento dura anni: spesso è sufficiente un ciclo di sedute di pochi incontri. Essa non può essere definita a priori ma dipende dal motivo della consultazione, dalla partecipazione attiva del cliente e, non ultimo per importanza, dalla competenza professionale dello psicologo. E' importante ricordare che interventi terapeutici di lunga durata sono di competenza dello psicoterapeuta.

"Se vado dallo psicologo non sarò più io". Rivolgersi ad uno psicologo a Torino per poter stare meglio richiede che si compia un processo di cambiamento, la trasformazione non è solo inevitabile ma necessaria per ritrovare il proprio benessere. Voglio dunque sottolineare che il fatto di cambiare in alcuni aspetti di sé non significa trasformarsi completamente e ristrutturare radicalmente la propria personalità  ma arricchire la propria cassetta degli attrezzi, ricercando le cause del proprio disagio ed esplorando nuove strategie e modalità  alternative per far fronte alle difficoltà .

"Quali garanzie ho di stare meglio?". Poiché il raggiungimento di un maggior benessere e/o risoluzione di conflitti dipendono dalla partecipazione attiva e responsabile di psicologo e cliente le "uniche" garanzie che il professionista può presentare riguardano la sua competenza, formazione, il suo impegno e le sue caratteristiche nella relazione d'aiuto (empatia, ascolto, rispetto, cura,... ). Per il resto il risultato di un intervento psicologico dipende dal contributo del cliente stesso.

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Quanto siamo condizionati da stereotipi e pregiudizi?

Nella nostra quotidianità , nelle nostre scelte e decisioni, all'interno delle nostre relazioni ogni giorno ci confrontiamo in modo più o meno consapevole con stereotipi sociali, pregiudizi, miti, errate convinzioni che inevitabilmente, pur di conformarci a dei canoni "sociali", ci ingabbiano in modalità  relazionali e scelte di vita non funzionali al nostro benessere. Quando si tratta di prendersi cura della propria salute fisica generalmente non ci adattiamo a particolari stereotipi per cui se non stiamo bene ci rivolgiamo al nostro medico di fiducia il quale ci farà  fare degli esami di approfondimento oppure ci invierà  ad uno specialista del settore. La domanda che voglio, dunque, rivolgere ai nostri lettori è la seguente: la salute psicologica ed emotiva non ha lo stesso valore di quella fisica? Nessuno studio scientifico afferma ciò, per cui è evidente che se ci troviamo nella condizione di sottovalutare i nostri sintomi psicologici (stress, ansia, umore vacillante, manifestazioni psicosomatiche, difficoltà  decisionali, conflitti relazionali,... ) stiamo aderendo ad uno dei miti sopra citati.

Le ricerche scientifiche, in modo particolare negli ultimi decenni, hanno dimostrato quanto, invece, corpo e mente siano reciprocamente condizionati e che una sofferenza di uno dei due inevitabilmente si riflette sull'altro. Non c'è dunque alcun motivo per non prendersi cura del proprio malessere psicologico, di qualunque entità  sia!

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