Le difficoltà  della coppia nei rapporti con le rispettive famiglie

Le difficoltà  della coppia nei rapporti con le rispettive famiglie 9 Febbraio 2017

In articoli precedenti, dedicati alle difficoltà  relazionali in famiglia e alla crisi di coppia e alla terapia di coppia, avevo cercato di tracciare una cornice che chiarisse la complessità  dell'argomento "difficoltà  relazionali". Più volte mi sono trovata ad esplicitare che ogni situazione risulta a se stante e che pertanto è necessario considerarla nella specificità  che la caratterizza. Ciò premesso, credo però esistano dei risvolti delle difficoltà  in cui ci si può facilmente riconoscere; penso in particolare a quelle frasi, sentite le quali, molti di noi non possono far altro che annuire dimostrando la propria comprensione a chi le pronuncia: ad esempio "odio mia suocera", "mio suocero vuole comandare" oppure "mia suocera mi consiglia come educare i figli". Tutte queste espressioni sono spesso descrittive di uno dei punti focali seppur non centrali del rapporto di coppia: il rapporto con le famiglie d'origine. Per comodità  di esposizione ripeterò, come già  chiarito nei precedenti articoli, che ognuno di noi non può essere considerato avulso dalle relazioni e dal contesto; pertanto sarebbe impensabile e illusorio sostenere che la formazione di una coppia e quindi di una famiglia possa prescindere dal rapporto con le famiglie d'origine. Non è corretto però pensare che il problema stia tutto nel rapporto "suocera-nuora", come spesso banalizza il senso comune ma nella delicata gestione dei rapporti tra le famiglie di origine e la coppia.

L'interazione della famiglia con le famiglie d'origine.

Suocera, suocero, nuora e nipote si specchiano in un lagoIl senso comune riconosce più frequentemente attacchi alla famiglia d'origine del partner (ad es. "la suocera o il suocero che non ci considera" oppure ancora "la suocera che non vuole che ci sposiamo") e tutele nei confronti della propria famiglia. Lungi dal voler banalizzare generalizzando tutte le situazioni e posto che non sempre questo accade, solleverei una questione su cui riflettere: come mai è più comune attribuire la responsabilità  alla famiglia dell'altro?

Quando si crea una nuova famiglia, i partner portano con sé tutta la complessità  delle loro caratteristiche, della loro storia e delle relazioni. La famiglia d'origine è sicuramente una parte fondamentale del sistema relazionale di riferimento. Si compone di figure spesso vicine tra loro e in costante relazione che si supportano e sono in contatto, a volte anche quotidianamente, coi partner. Se da un lato con la propria famiglia si è contrattata una modalità  di interazione che si regge su codici riconosciuti e condivisi, con la famiglia dell'altro partner questo non avviene. La creazione di una nuova famiglia dovrebbe quindi implicare un'ulteriore riorganizzazione e ricontrattazione dei legami che non è semplice da effettuare. Si potrebbe essere portati a pensare che il proprio percorso, fondandosi su modalità  conosciute e spesso funzionali, possa essere quello giusto. Questo comporta una pesante squalifica dell'altro che può condurre all'inasprirsi delle tensioni col conseguente peggioramento del clima relazionale nonché aumento della conflittualità .

La crisi di coppia: il rapporto coi rispettivi familiari.

Dove il malessere aumenta è più facile attribuire all'altro le colpe. Ed è frequente che gli attacchi siano quindi rivolti al partner o alla famiglia di lui/lei. Il suocero potrebbe essere accusato di risultare geloso, cattivo o con tendenza a comandare; la suocera potrebbe essere vissuta come insopportabile al punto da rendere impossibile andare d'accordo con lei. Tutte queste opinioni potrebbero essere lanciate addosso al partner come attacco capace infine di incrinare i rapporti e rendere difficile una collaborazione per rimodulare le interazioni.

Suocero con quadro del figlio con quadro del nipoteIl rapporto con le famiglie d'origine comporta delle difficoltà  che si evolvono e cambiano a seconda della fase del ciclo di vita che la famiglia nucleare attraversa. Il ciclo di vita della famiglia attraversa le seguenti tappe: la formazione della coppia, la nascita dei figli, il nucleo con figli adolescenti, la famiglia con figli adulti e infine il nucleo nell'età  anziana. È necessario pensare all'interazione coi suoceri come confronto tra sistemi familiari che si influenzano inevitabilmente. Ognuno dei sistemi in questione dovrebbe dimostrare apertura al confronto con l'altro. Il tutto dovrebbe fondarsi su un delicato equilibrio che tiene conto del rispetto dell'altro e delle necessità  proprie e altrui al fine di trovare delle soluzioni che siano riconosciute e accettate da tutti. Sono consapevole non sia affatto semplice, soprattutto quando si considera l'educazione dei figli. La nascita dei bambini implica un passaggio fondamentale nel ciclo di vita della famiglia: i partner sperimentano ruoli e responsabilità  nuove portando nel rapporto valutazioni personali che possono anche intrecciarsi con eventuali ingerenze dei nonni. Quante volte capita di scontrarsi con esigenze o con richieste che mettono in crisi i genitori nella crescita dei propri figli. Basti pensare alle occasioni in cui ci si identifica con frasi come "non voglio lasciare mio figlio dalla suocera" oppure "la suocera mi consiglia come educare i miei figli"; talvolta ci si trova in situazioni in cui si deve scendere a patti con necessità  pratiche che ci fanno riconsiderare la nostra posizione. In altre circostanze è proprio il modo di fare che i nonni adottano nei confronti dei nipoti che ci mette in difficoltà .

Ci si potrebbe anche trovare a vivere col suocero o con la suocera perché le esigenze di vita comportano la necessità  di una convivenza o perché la vicinanza fisica con loro li porta ad essere spesso presenti; in altre situazioni capita che non ci sia vicinanza fisica ma che il confine tra i nuclei familiari risulti talmente sfumato da ridurre le distanze: penso a situazioni in cui i suoceri interagiscono con la famiglia nucleare come se vivessero sotto lo stesso tetto fino ad usare liberamente le chiavi di casa entrando e uscendo senza annunciarsi. La domanda potrebbe quindi essere: come trovare un equilibrio tra le esigenze di tutti? In primo luogo, mi sento di dire che il talento dei partner dovrebbe essere quello di resistere alla tentazione di scontrarsi decidendo di "fare squadra"; in altre parole, sarebbe necessario che la coppia dialogasse in maniera aperta e non giudicante stabilendo delle priorità  sulle quali trovare strategie comuni e condivise di gestione. Sarebbe auspicabile che di queste soluzioni ognuno dei due si facesse garante in rapporto alla propria famiglia d'origine. È naturale che le famiglie d'origine riconoscano maggiore autorevolezza al figlio/a ed è per questo che ognuno dei partner dovrebbe sentirsi investito della responsabilità  di gestire questo legame anziché impegnare le proprie energie nell'attacco alla famiglia di origine dell'altro. Ma se nonostante le migliori intenzioni ciò risultasse difficile? Se non si riuscisse a trovare una dimensione costruttiva di confronto rimanendo in una fase di conflitto?

L'aiuto dello psicoterapeuta per la coppia.

In risposta agli interrogativi sollevati nel precedente paragrafo, si può decidere di avvalersi dell'aiuto di uno psicoterapeuta della famiglia. Ci sono dei professionisti formati per affrontare le questioni che riguardano le famiglie attraverso il rapporto con tutto il nucleo familiare. La psicoterapia familiare è il contesto in cui la famiglia nucleare può portare la complessità  delle sue difficoltà  trovando un supporto per far fluire la comunicazione, stabilire obiettivi e priorità  condivisi, capire come supportarsi nel mediare o nel tracciare dei confini e ricontrattare regole e modalità  con l'aiuto di un esperto. Questo non vuol dire che tutte le famiglie d'origine partecipino alla terapia con la famiglia nucleare ma che quest'ultima possa essere supportata nelle sue interazioni e in quelle con le famiglie d'origine. Certo ci potranno essere particolari situazioni in cui i membri delle famiglie d'origine potranno essere coinvolti (come quando ad es. la suocera vive nella stessa casa), tuttavia, nella maggior parte dei casi, l'intento della psicoterapia familiare sarà  quello di lavorare con la famiglia stessa perché essa diventi in grado di gestire le sue interazioni interne e con l'esterno in una modalità  contrattata e riconosciuta, in altre parole sostenibile per quel nucleo familiare.

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