Domande frequenti

Uno psicologo è un medico? Può prescrivere farmaci?

La professione di Psicologo in Italia venne istituita nel febbraio 1989.

Come si legge nell’articolo 1: “La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività  di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità . Comprende altresì le attività  di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.

Per esercitare tale professione è necessario aver conseguito l’abilitazione alla professione di psicologo, mediante il superamento dell’Esame di Stato ed essere regolarmente iscritto nell’apposito albo professionale (art.2). L’ammissione all’Esame di Stato è consentita ai laureati in Psicologia che abbiano sostenuto opportuno tirocinio pratico.

In sostanza, quindi, lo psicologo, non essendo un medico, non può in nessun caso prescrivere farmaci.

Quando rivolgersi allo psicologo e quando allo psichiatra?

Nella cura e nel trattamento dei disturbi mentali Psicologo e Psichiatra spesso lavorano congiuntamente, ognuno con le proprie competenze specifiche.
Quando un disturbo psichico influisce negativamente sul funzionamento della persona, per esempio a livello relazionale, sociale o lavorativo, l’intervento del medico psichiatra può essere non solo molto utile per alleviare il grado di sofferenza, ma anche per ristabilire le condizioni necessarie e sufficienti per il lavoro psicologico d’introspezione. Non di rado, per esempio, il trattamento della depressione può giovarsi allo stesso tempo dell’intervento farmacologico quanto di quello psicologico e psicoterapeutico.
In presenza di un disagio psichico soggettivo che non comporta una sintomatologia invalidante può essere utile rivolgersi inizialmente allo psicologo, con cui valutare, se necessario, l’opportunità  di una consulenza medico-psichiatrica.

Chi può accedere alla consulenza psicologica?

La consulenza psicologica è il momento in cui la persona può riflettere, insieme allo psicologo, sulla natura delle proprie difficoltà , sulle strategie utilizzate finora e su quelle che possono ancora essere attuate per affrontare una situazione problematica, sulla valutazione delle risorse personali e del contesto di appartenenza.

Chiunque viva una situazione critica o di difficoltà  può, dunque, rivolgersi ad uno psicologo al fine di rafforzare le proprie competenze personali e perseguire il proprio benessere in modo autonomo.

Lo psicologo, con la collaborazione attiva del suo cliente, ricostruirà  la sua storia, collegando gli eventi del passato con quelli attuali, agevolerà  l’individuazione di visioni alternative della situazione problematica e aiuterà  la persona a identificare risorse nuove e strade possibili per il proprio benessere e per la sua crescita individuale.

Un ulteriore obiettivo è quello di indirizzare, a seguito di un ascolto attento delle problematiche presentare, verso il percorso più indicato per la risoluzione della situazione specifica: potrà , quindi, valutare che ci siano le condizioni per un trattamento farmacologico proponendo una consulenza con uno psichiatra, oppure inviare ad un altro collega per un trattamento psicoterapico specialistico (ad esempio sessuologico) o ad un particolare servizio (SSN o centri specializzati, ad esempio nel trattamento delle dipendenze). Se, invece, valuterà  che ci sono le condizioni per un percorso di sostegno psicologico potrà  concordare modi, tempi, frequenza in base alla specifica situazione. Generalmente il sostegno psicologico viene indicato per il trattamento di una sintomatologia lieve, in caso di difficoltà  decisionali o di situazioni di particolare stress.

Come faccio a sapere se sto migliorando?

Generalmente l’avvio di una psicoterapia è preceduto da una sorta di contratto terapeutico nel quale paziente e terapeuta concordano gli obiettivi e gli strumenti di lavoro, secondo le necessità  emerse e il desiderio di cambiamento espresso dal cliente. Per tutta la durata del trattamento paziente e terapeuta monitorano i risultati raggiunti e rivalutano congiuntamente, se necessario, gli obiettivi terapeutici. Poiché dunque è un lavoro co-costruito, in cui lo psicologo psicoterapeuta mette le proprie competenze professionali a disposizione del paziente che è e rimane il maggior esperto di se stesso, non dovrebbe risultare difficile valutare il grado di cambiamento e di soddisfazione eventualmente raggiunti.

Quale differenza c'è tra un gruppo di sostegno e uno di psicoterapia?

Un gruppo di sostegno, costituito in modo eterogeneo o omogeneo per età , sesso, cultura, ecc, ha l’obiettivo di fornire supporto emotivo ai partecipanti agevolando la presa di consapevolezza delle proprie risorse e punti di forza, relativamente a situazioni o ambiti di vita caratterizzati da sofferenza o fatica, in modo stabile o temporaneo (ambito lavorativo, la donna e i suoi ruoli, l’adolescenza, la terza età , la coppia, stress, ansia… ). Il gruppo di terapia, condotto esclusivamente da uno psicoterapeuta, ha una durata più lunga poiché l’obiettivo del gruppo è il raggiungimento della consapevolezza finalizzata ad un cambiamento profondo della persona, del suo modo di agire, attribuire significati e vivere emozioni; tutto ciò è consentito in modo particolarmente intenso dalla potenza della circolarità  del gruppo che funge da cassa di risonanza a pensieri e vissuti.

Lo psicologo cura i matti?

Lo psicologo è formato per lavorare, con differenti modalità , al trattamento di vari disturbi e problematiche. Chiunque può attraversare un momento di vita in cui le difficoltà  interferiscono con il proprio equilibrio individuale e relazionale o con il raggiungimento dei propri obiettivi di vita. In tali casi, la consulenza di uno psicologo è particolarmente indicata per riattivare le proprie risorse. “Matto”, nell’accezione comune, è un termine utilizzato per indicare una persona affetta da una grave patologia psichiatrica che implica alterata valutazione della realtà . Tali patologie si strutturano come condizioni particolarmente difficili e dolorose sia per la persona che ne soffre che per chi ha un legame affettivo con lei/lui. Questi disturbi vanno trattati con particolare cautela e col coinvolgimento di diverse figure professionali tra cui lo psichiatra ma anche lo psicologo preferibilmente con una particolare formazione. Viene, quindi, attivato un lavoro di rete tra le diverse figure professionali al fine di prendersi cura della persona sotto il profilo psicologico, medico, farmacologico, relazionale, familiare e professionale.

Se lo psicologo invia ad altro specialista, "dovrò raccontargli di nuovo tutta la mia storia e il mio problema"?

L’invio ad altro specialista viene concordato col cliente per motivazioni specifiche ed esplicitate: ne sono esempi l’invio ad uno psichiatra per valutazione dell’impostazione di una terapia farmacologica, oppure ad un collega per l’avvio di una terapia familiare che venga svolta in parallelo al percorso individuale, o ancora ad un collega sessuologo per una consulenza approfondita sulla specifica problematica. Col permesso del cliente, lo psicologo sentirà  il nuovo professionista per la presentazione della situazione, sottolineando già  certi aspetti. Il cliente avrà , quindi, già  chiaro l’obiettivo dell’invio e spiegherà  ciò che si sente di dire col supporto dello specialista stesso.

Quali sono i vincoli per la presa in carico di un minore?

Un minore può essere incontrato sia nell’ambito di una terapia familiare che in un percorso individuale. Il vincolo imprescindibile per poterlo fare è il consenso informato firmato da chi detiene la potestà  genitoriale o la tutela. Nello specifico è necessario che entrambi i genitori firmino l’autorizzazione. à‰ importante che il professionista incontri chi ha la potestà  genitoriale o il tutore nell’ambito di un colloquio conoscitivo ed esplicativo riguardo alle modalità  di lavoro e di intervento e che solo dopo venga acquisita la firma relativa al consenso.

Cos'è e come funziona il consenso informato all'intervento psicologico?

Lo psicologo è tenuto a fornire, nella fase iniziale del rapporto professionale, informazioni esaurienti e comprensibili circa le prestazioni, le modalità  e le finalità  delle stesse nonché l’indicativa durata del trattamento. Aggiunge anche informazioni relative alla riservatezza e i suoi limiti giuridici. Alla fine di tali spiegazioni raccoglie un consenso informato che viene compilato e firmato dal cliente.

Che differenza c'è tra psicologo, psicoterapeuta e psichiatra?

Lo Psicologo è un professionista laureato in Psicologia, abilitato all’esercizio della professione tramite Esame di Stato, iscritto presso l’albo professionale degli Psicologi. Focus del suo interesse è il funzionamento della mente, intesa in senso più ampio come psiche. Tra le sue attività  specifiche vi sono la prevenzione, la diagnosi e l’attività  di abilitazione, riabilitazione e di sostegno rivolte alla persona o al gruppo. Lo psicologo può intervenire con i medesimi obiettivi anche nei confronti della comunità  o delle organizzazioni (psicologia del lavoro). I principali strumenti di intervento dello Psicologo sono il colloquio psicologico, la somministrazione di test psicologici con funzione diagnostica.

Lo Psichiatra, invece, in quanto medico, ha un approccio più organicistico al funzionamento della mente e al trattamento della malattia mentale. Valuta la sintomatologia e il decorso clinico e propone una cura che può indirizzarsi verso un intervento farmacologico e/o psicoterapeutico.

L’art.3 della legge 56/89 prevede che possano essere abilitati all’esercizio della psicoterapia i laureati in psicologia o medicina e chirurgia che abbiano acquisito una specifica formazione, almeno quadriennale, presso scuole di specializzazione universitaria o riconosciute dal MIUR secondo la normativa vigente. Ovviamente “agli psicoterapeuti non medici è vietato ogni intervento di competenza esclusiva della professione medica” (art 3.2 legge 56/89).
Esistono diversi orientamenti psicoterapeutici che, pur muovendo da differenti approcci teorici ognuno con uno specifico modello di funzionamento della psiche, condividono i medesimi obiettivi, ossia il perseguimento del benessere e dell’equilibrio psichico.

Come si svolge il primo colloquio psicologico?

Durante il primo colloquio psicologico lo psicologo o psicoterapeuta:

  • ASCOLTA ATTIVAMENTE, al fine di stabilire quali siano i problemi per cui la persona si presenta nel suo studio.
  • CHIEDE maggiori informazioni utili alla definizione della domanda d’aiuto e all’individuazione degli obiettivi da raggiungere.
  • PRESENTA se stesso ed il proprio modo di lavorare.
  • SPIEGA alla persona come si sviluppa il percorso di cura.
  • PRENDE ACCORDI ESPLICITIsul trattamento, tra cui: durata di ogni seduta e frequenza, ammontare dell’onorario, modi e tempi del pagamento, come considerare le sedute mancate, durata prevista del trattamento.
  • PONE le basi, attraverso un atteggiamento accogliente, empatico e professionalmente “curioso”, per la creazione di una relazione di fiducia e dell’alleanza terapeutica.
  • VALUTA la sintomatologia presentata, riservandosi di fornire indicazioni per un eventuale trattamento farmacologico, inviando per tale aspetto ad un medico psichiatra.

Il cliente, a sua volta:

  • DESCRIVE il proprio disagio, sintomi o problema, in modo tale da consentire allo psicologo di comprendere il motivo della richiesta d’aiuto.
  • DEFINISCE, insieme al professionista, gli obiettivi (importanti, realizzabili e realistici) che desidera ottenere per raggiungere un maggior benessere.
  • CHIEDE informazioni o chiarimenti.
  • VALUTA se il terapeuta è una persona su cui può fare affidamento e se può essergli d’aiuto.

Quanto dura una psicoterapia?

A priori non è possibile stabilire la durata di una psicoterapia, poiché è necessario innanzitutto valutare la natura e l’entità  della problematica specifica nonché il grado di sofferenza che essa comporta. Inoltre vi sono differenze anche in relazione al tempo di comparsa: un disagio o un disturbo sviluppato molto tempo prima e mai affrontato, per esempio, può essersi cristallizzato e richiedere perciò un intervento più dilatato nel tempo.

In ogni caso tempi e frequenze vengono concordati preventivamente tra paziente e terapeuta, al momento del contratto terapeutico.

Quando è il momento per concludere una psicoterapia?

Come espresso in precedenza, poiché una psicoterapia è un lavoro co-condiviso tra paziente e terapeuta, l’avvio alla conclusione della stessa è concordato sulla base degli obiettivi che la diade si è posta a inizio trattamento e che ha monitorato e rivalutato nel tempo sulla base degli elementi emersi lungo il percorso.

Che differenza c'è tra modalità  e tipi di psicoterapia?

Si distinguono modalità  diverse di psicoterapia in base alle persone che sono coinvolte nel percorso psicoterapeutico; solitamente si distinguono le seguenti modalità : la psicoterapia individuale, la psicoterapia di coppia, la psicoterapia familiare, la psicoterapia di gruppo, la psicoterapia di comunità .

Il tipo di psicoterapia si differenzia, invece, in base alla teoria e alla pratica che lo psicoterapeuta utilizza nel suo lavoro. Nel corso di questo e dello scorso secolo si sono sviluppati moltissimi approcci teorici e pratici diversi, moltissimi punti di vista sull’uomo e sulla sua salute psicologica. Di conseguenza i tipi di psicoterapia sono oggi tantissimi.

Devo raccontare tutto di me allo psicologo? Cosa gli dico?

Ognuno di noi conferisce un diverso valore agli eventi, ai pensieri e alle emozioni. È piuttosto difficile pensare che le persone debbano raccontare “tutto” compresi accuratissimi dettagli. È importante che in colloquio si riesca a dire ciò che si ritiene fondamentale ma soprattutto ciò che si riesce a condividere quando si sente di volerlo fare. È compito dello psicologo aiutare il cliente mediante un giusto atteggiamento di ascolto e vicinanza emotiva ma anche attraverso domande. Tuttavia, è altrettanto fondamentale per il professionista saper attendere il tempo delle persone: ci sono momenti in cui dire qualcosa è più sostenibile o più semplice e questi tempi vanno accolti e rispettati.

Posso inviare un mio familiare?

Chiunque potrebbe avere l’impressione che qualcuno di caro beneficerebbe dell’aiuto di uno psicologo. È importante però considerare che una persona deve sentire questa scelta come propria perché possa trarne vantaggio: in altre parole, deve sentire una difficoltà , riconoscere che avrebbe bisogno di aiuto per risolverla ed essere disposta ad incontrare un professionista per mettersi in gioco ad un altro livello. Ci sono dei casi in cui il professionista potrebbe valutare che sia il caso di attivare una terapia familiare (che richiede una specifica formazione); in tali situazioni tutto il nucleo familiare si fa carico del sintomo portato da uno dei suoi membri, affrontando un diverso lavoro di terapia. È importante specificare che uno stesso professionista non può prendere in carico individualmente diversi componenti di una famiglia e ancora che, se fosse attiva una terapia familiare, non sarebbe incompatibile con una terapia individuale di un membro della famiglia purché questa non venga effettuata dallo stesso terapeuta.

Lo psicologo è tenuto al segreto professionale?

Lo psicologo è strettamente tenuto al segreto professionale. Tale aspetto viene garantito dall’Art. 11 del Codice Deontologico degli Psicologi e seguenti. Nelle collaborazioni con altri colleghi, tenuti al segreto professionale, può condividere solo le informazioni strettamente necessarie in relazione alla collaborazione. All’interno dei gruppi lo psicologo può vincolare i partecipanti al rispetto del diritto alla riservatezza. Può astenersi dal rendere testimonianza a meno che non abbia il consenso del suo cliente e valuti che l’uso del consenso garantisca la tutela psicologica del cliente. Lo psicologo può derogare all’obbligo di riservatezza solo nel caso in cui ravvisi che si prospettino dei gravi pericoli per la vita o per la salute psicofisica del cliente o di terzi. In questi casi e nei casi di obbligo di denuncia o di referto, lo psicologo riferisce lo stretto necessario ai fini della tutela del soggetto.

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