Il vaginismo: una barriera per il sesso

Il vaginismo: una barriera per il sesso 26 Gennaio 2017

Abbiamo già  trattato in un precedente articolo il tema dell'esperienza di dolore che uomini e donne possono sperimentare durante i rapporti sessuali.

In questo articolo vogliamo approfondire l'esperienza di dolore intenso sperimentato dalla donna in occasione della penetrazione, tale da poter rendere impossibile ed estremamente sgradevole quest'ultima.

Parliamo qui di un disturbo definito vaginismo, inteso quale "storia di ricorrenti e persistenti spasmi involontari della muscolatura perivaginale che rendono difficile o impossibile la penetrazione", che finisce dunque per essere evitata (Fenelli, Lorenzini , 1999).

L'origine può essere organica ma più frequentemente è la componente psichica, in particolare un vissuto di allarme a cui si associano previsioni ed emozioni catastrofiche, a determinare la risposta riflessa neuromuscolare che impedisce la penetrazione in vagina.

Cos'è il vaginismo?

Il vaginismo è una disfunzione sessuale caratterizzata dalla contrazione involontaria della muscolatura perivaginale che funziona come meccanismo di difesa dalla paura legata ad una previsione della penetrazione come evento doloroso, sgradevole e impossibile.

I sintomi del vaginismo

Soggettivamente non di rado la donna descrive la sensazione che "in quel momento lì la vagina è come chiusa, non può entrare nulla, è come se ci fosse uno sbarramento, eppure lo vorrei tanto... ", mentre il/la partner può riportare l'immagine di ritrovarsi davanti ad una porta chiusa.

In alcuni casi lo spasmo involontario della muscolatura perivaginale non si presenta solamente in occasione di esperienze sessuali ma è tale da impedire anche gli accertamenti ginecologici routinari.

Normalmente il controllo della muscolatura che circonda l'ingresso della vagina (ossia i fasci pubo-coccigei del muscolo elevatore dell'ano) è sotto sia il controllo involontario sia sotto il controllo volontario (basti pensare che è la muscolatura che attiviamo ritmicamente durante il coito per aumentare il piacere, ma che possiamo attivare anche quando ci troviamo nella necessità  di trattenere l'urina).

Nelle donne che soffrono di vaginismo, nel momento in cui si avvicina la possibilità  di una penetrazione durante il coito ma anche durante una visita ginecologica, si verifica una contrazione involontaria di tale muscolatura percepita come veri e propri crampi, dolorosi e tali da rendere generalmente impossibile la penetrazione.

Le donne che soffrono di vaginismo non amano abbastanza il/la loro partner e non desiderano quindi fare l'amore?

Assolutamente no. L'eventuale oscillazione dell'intensità  dell'amore verso il partner normalmente non correla affatto con la severità  del disturbo, e anzi riteniamo necessario ribadire che il vaginismo determina vissuti di tristezza e impotenza innanzitutto nella stessa donna che ne soffre, che il più delle volte non vorrebbe altro che poter accedere serenamente all'intimità  con il/la partner desiderato/a e amato/a.

Inoltre non vi sono correlazioni significative tra vaginismo e frigidità , tant'è che la donna che soffre di vaginismo è assolutamente in grado di sperimentare desiderio ed eccitazione nonché di raggiungere l'orgasmo clitorideo.

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Quali sono le cause del vaginismo?

coppia di piedi sotto a lenzuolaCome sottolineato nella più recente edizione del DSM V (Manuale statistico diagnostico dei disturbi mentali, 2013), a maggior ragione per i disturbi sessuali, appare obsoleta una netta distinzione tra disfunzioni legate a fattori biologici o a fattori psichici, data la stretta interdipendenza tra mente e corpo. Resta tutt'ora valida, però, la raccomandazione di valorizzare la collaborazione tra specialisti al fine di approfondire la componente organica e psichica ed evitare così diagnosi scorrette.

Innanzitutto è importante valutare se si tratti di vaginismo primario o secondario: il vaginismo infatti può presentarsi anche dopo aver avuto esperienze sessuali piacevoli e soddisfacenti così come è possibile che si verifichi solo in specifiche situazioni e con specifici partner; è altresì possibile che si insaturi come conseguenza di displasie o a seguito di patologie organiche che hanno causato dolore significativo, al punto che la donna, inconsapevolmente e in maniera riflessa (e quindi involontaria), nel tentativo di allontanare ulteriori sensazioni dolorose, evita la possibilità  della penetrazione (vaginismo secondario).

Più frequentemente il vaginismo si presenta fin dalle prime esperienze sessuali (vaginismo primario) rendendo impossibile la penetrazione e innescando poi un meccanismo di auto-mantenimento fondato sulla paura e sul conseguente evitamento della penetrazione.

Questo avviene per una pluralità  di fattori tra cui, per esempio:

  • un'educazione estremamente rigida che ha associato la sessualità  alla colpa;
  • esperienze traumatiche in cui i confini del Sé siano stati violati;
  • inadeguate o insufficienti conoscenze dell'anatomia e della fisiologia dell'apparato genitale che generano paura (es: paura che il pene possa danneggiare gli organi interni; paura di dimensioni incongrue tra pene e vagina; paura di un dolore insopportabile)
  • previsioni catastrofiche legate alla penetrazione: paura di perdita dei propri confini, timore di perdere il controllo della situazione e del proprio corpo; paura di non saper reggere un così alto grado di intimità , ecc.

Le possibili conseguenze del vaginismo per la donna

Spesso la donna che soffre di vaginismo può sviluppare vissuti di rabbia nei confronti del partner, o al contrario vissuti d'inadeguatezza e di autosvalutazione che potranno incidere ulteriormente anche sulla qualità  del desiderio sessuale sperimentato. Accanto a ciò, può sperimentare tristezza e paura di abbandono, nonché forte preoccupazione per il timore di non poter concepire un figlio.

Le possibili conseguenze per il/la partner

Non sono rari vissuti di rifiuto e/o inadeguatezza che possono alimentare ostilità  nei confronti della compagna, insieme a vissuti di ansia e preoccupazione di fronte alla prestazione che ritengono di dover fornire.

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Il trattamento del vaginismo

Schema della vagina vista frontaleTra i primi passi verso il trattamento del vaginismo un intervento psico-educativo può essere molto utile. E dunque sarà  importante per la donna conoscere più approfonditamente la fisiologia del suo apparato genitale così da potersi costruire un adeguato schema corporeo e una rappresentazione mentale più veritiera di come funziona la sua vagina e delle sensazioni che può provare.

Una volta compreso che il vaginismo non è affatto sinonimo di anormalità  né tanto meno una colpa, sarà  importante condividere il meccanismo di risposta neuromuscolare involontaria alla base del disturbo, aiutando la donna a divenire innanzitutto consapevole della muscolatura che circonda l'ingresso della vagina, potendo poi apprendere a rilassarla e a contrarla volontariamente. Alcuni esercizi comportamentali (es: esercizi di Kegel) possono guidare la donna nell'individuare utili strategie per recuperare il controllo volontario della muscolatura perivaginale. Schema della vagina vista lateraleOvviamente sarà  altrettanto importante lavorare sui vissuti di pericolo associati alla penetrazione nella loro dimensione cognitiva, emotiva e comportamentale, promuovendo in parallelo nuovi significati soggettivi da attribuire all'esperienza della penetrazione e nuove esperienze sensoriali che permettano una riformulazione della penetrazione come possibile, interessante e piacevole.

Il trattamento può coinvolgere la coppia, quando disponibile, il che sottolinea l'importanza della dimensione relazionale e affettiva nel promuovere il cambiamento.

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Perché può essere utile l'intervento dello psicoterapeuta, specie se con una formazione sessuologica, per il trattamento del vaginismo?

Se leggiamo il vaginismo come una risposta indesiderata ma assolutamente efficace per "non portare nulla in vagina", e come un meccanismo di difesa dalla paura e dal senso di allarme sperimentati ogniqualvolta il pene si avvicina alla vagina, l'intervento dello psicoterapeuta appare quanto mai indicato per lavorare sui vissuti, anche inconsapevoli, che innescano la risposta riflessa alla base della contrazione involontaria della muscolatura perivaginale. In altre parole lo psicoterapeuta potrà  promuovere un intervento focalizzato sulla dimensione cognitiva, emotiva e comportamentale che funge da meccanismo di auto-mantenimento del disturbo.

Uno psicoterapeuta a Torino con una formazione in sessuologia clinica potrà  fornire indicazioni specifiche per la costruzione di una rappresentazione mentale della fisiologia della risposta sessuale, aiutando così la donna a recuperare il controllo delle proprie risposte neuromuscolari e con esso la possibilità  di accesso alla penetrazione vissuta in termini di piacere e intimità .

L'intervento dello psicoterapeuta può rivelarsi utile non solo alla donna ma anche alla coppia, guidandola ad affrontare la problematica in un clima supportivo che valorizzi la dimensione affettiva reciproca.

Non va dimenticato infine che trattare e risolvere il vaginismo con l'aiuto di un professionista restituisce al soggetto non solo la possibilità  di accedere ad una sessualità  appagante e serena, ma consente alla donna anche di prendersi cura di sè in termini di prevenzione di eventuali disturbi dell'apparto genitale femminile (perché non temerà  più le routinarie indagini ginecologiche), oltre a permettere alla donna e alla coppia che lo desideri di accedere alla dimensione procreativa.

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