Cosa succede in Psicoterapia?

Cosa succede in Psicoterapia? 7 Maggio 2016

La Psicoterapia è un processo logico, fatto di passi, che poggia su una teoria ed una metodologia precisa, che può essere applicata in differenti situazioni (trattamento di un disturbo, crescita personale,... ), patologie (ansia, depressione, dipendenza, disturbo di personalità ... ), contesti (individuale, di coppia, familiare, di gruppo) e fasce d'età  (bambini, adolescenti, adulti, anziani).

Come scegliere la psicoterapia

Non si tratta, dunque, di un metodo mistico ed indefinibile al quale è necessario "convertirsi", adattarsi passivamente affinché funzioni. Anzi! In una buona psicoterapia ogni passo deve essere comprensibile ed avere un senso per il cliente, anche se ciò può rivelarsi tale solo a posteriori. Ecco perché è indispensabile un rapporto di fiducia, il cui il cliente si affidi al terapeuta seguendone le indicazioni: non raramente capita, infatti, che si vivano momenti di smarrimento, dubbio, confusione rispetto alla direzione intrapresa, ai passi fatti, al raggiungimento del proprio obiettivo. Il significato di tutto ciò ed il relativo beneficio potrà  presentarsi successivamente.

Tuttavia è nel pieno diritto del cliente chiedere chiarimenti, nel caso li senta utili nel districarsi pazientemente in tale confusione: è importante che egli assuma un ruolo attivo nel condividere le proprie idee, convinzioni, perplessità , emozioni, anche laddove ciò costituisca esprimere stati d'animo o riflessioni contrarie a quelle del proprio psicoterapeuta.

La psicoterapia è, dunque, un dialogo in cui il cliente presenta dei dati, il terapeuta offre delle idee su quei dati, insieme ai suoi propri dati ed alle eventuali prescrizioni da eseguire fra le sedute; nell'incontro successivo discuteranno gli effetti delle prescrizioni, considerazioni, riflessioni e stati d'animo conseguenti e così via. Senza una partecipazione attiva su ciò che viene discusso in seduta e senza l'impegno a mettere in atto le prescrizioni assegnate, la terapia diventa uno sterile esercizio di pensiero, di condivisione e riflessione senza, però, alcun impatto significativo sulla propria vita.

Nelle relazioni psicoterapeutiche, come accade in tutte le relazioni interpersonali, non vi sono schemi prefissati su ciò che deve accadere, come, quando, perché...

Tuttavia possiamo affermare che lo psicoterapeuta fin dall'inizio dovrebbe definire, all'interno del contratto terapeutico, un numero (eventualmente rinnovabile) di sedute, il tempo e la frequenza; considerare la presenza e l'eventuale severità  della sintomatologia ipotizzando, e condividendo, il tipo di percorso più congruo per il raggiungimento degli obiettivi condivisi prefissati.

Dal canto suo il cliente deve "concedersi" un tempo sufficiente per valutare come si sente all'interno di quella relazione, e ciò può avvenire nell'arco di alcune sedute. Non è necessario proseguire diversi mesi ma, salvo situazioni limite in cui ci si è trovati particolarmente a disagio, non compresi, non accolti, magari giudicati o svalutati durante il primo colloquio, è auspicabile concedersi quattro/cinque incontri per comprendere se le caratteristiche personali e professionali di quel terapeuta ed il suo approccio teorico-metodologico di riferimento possano rappresentare un luogo mentale, e non solo fisico (lo studio psicologico), in cui esprimere la propria sofferenza trovando sostegno, empatia e strategie di intervento in linea con il proprio sentire personale. Domandarsi continuamente se la terapia sta funzionando, o aspettarsi grandi miglioramenti in poco tempo, equivale al verificare se i muscoli sono più tonici e forti dopo essere andati in palestra solo un paio di volte.

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Cosa non è la psicoterapia

A questo punto ho piacere di condividere con i nostri lettori cosa non è la psicoterapia poiché le esperienze personali e professionali mi hanno fatto notare come sovente le aspettative rispetto ad un percorso psicoterapico siano non realistiche e falsate dai bisogni e desideri individuali.

  • Non è un luogo di "coccole". Nello studio dello psicoterapeuta si verificano diverse occasioni in cui circolano riconoscimenti positivi verbali (parole di incoraggiamento, di stima, di piacere... ) e non verbali (sorrisi, una stretta di mano, un abbraccio, uno sguardo affettivo... ), conforto e sostegno; tuttavia questo rappresenta una parte, seppur significativa, di tutto ciò che avviene in un percorso psicoterapico. È necessario nutrire fiducia nel proprio terapeuta ma non sentirsi "sempre e comunque" a proprio agio durante le sedute; anche grazie a questo disagio, al sentirsi a volte un po' "scomodi" di fronte ad alcune domande o osservazioni del professionista, è possibile muoversi in direzione dei propri obiettivi.
  • Non è magia. In circostanze di particolare sofferenza e problematicità  le persone che decidono di intraprendere un percorso di psicoterapia esprimono, in modo più o meno implicito ed inconsapevole, un desiderio magico ed illusorio di risolvere il loro dolore, o la situazione che l'ha originato, in tempi rapidi e con un limitato impegno e fatica "emotiva"; non rari sono commenti simili "ho già  sofferto abbastanza! Adesso non voglio più soffrire... .se sono qui è per questo motivo... .mi aiuti lei a trovare un modo per non soffrire più!" o ancora "vado avanti da 20 anni con questa sofferenza, fin dall'infanzia, adesso non ne posso proprio più, è troppo faticoso e debilitante... .ho bisogno di fare in fretta... ..non voglio più perdere tempo in questo dolore!". Lo psicoterapeuta non ha la bacchetta magica che utilizza risolvendo le situazioni, eliminando le sofferenze, risolvendo i sintomi, in un tempo ristretto. Egli mette la sua competenza, il suo sapere essere ed il suo saper fare al servizio di una relazione terapeutica, di un dialogo in cui i entrambi partecipano attivamente, ognuno con il suo bagaglio, nel rispetto dei tempi terapeutici necessari al cambiamento ed al raggiungimento degli obiettivi.
  • Non è somministrazione di consigli. Frequentemente arrivano nel mio studio di psicoterapia persone sofferenti che, dopo avermi raccontato la loro storia o il loro disagio, mi rivolgono la seguente domanda: "... . e quindi, cosa posso fare? Mi dia qualche indicazione, qualche suggerimento... ..sono proprio smarrito!... ..chi mi conosce mi ha dato alcuni consigli, ma sono perplesso... .non mi convincono per nulla... se invece mi dicesse qualcosa lei che è un professionista io sarei meno confuso". Essendo realistico che tutti questi consigli incrementano complessità  e confusione in chi li riceve possiamo affermare che l'ultima cosa di cui un cliente ha bisogno è di avere un ulteriore consiglio, seppur di un professionista! L'obiettivo della terapia è di riscoprire le proprie priorità , i bisogni inascoltati e dargli voce e l'energia per poter agire su di essi; a volte è sufficiente riflettere insieme, da una differente angolatura, per far si che il cliente individui nuove alternative d'azione, più funzionali al suo benessere e che rispondono ai suoi bisogni e desideri.
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