Come e perchè cambiare lo psicologo

Come e perchè cambiare lo psicologo 20 Novembre 2016

In un precedente articolo abbiamo già  parlato della scelta dello psicologo. In fase di richiesta di consulenza allo psicologo, si pongono le prime questioni da dirimere inducendo eventualmente un cliente a richiedere primi consulti a diversi psicologi: ragioni economiche, comodità  nel raggiungere lo studio dello psicologo (aspetto maggiormente comprensibile se si ricerca uno psicologo in una grande città  come Torino), antipatia per il professionista incontrato possono essere motivo per cui cambiare psicologo.

Certo potrà  sembrare che queste motivazioni siano superficiali, ma la scelta di un professionista può sì passare attraverso la valutazione dell'orientamento di formazione, il riconoscimento del proprio bisogno di aiuto e la disponibilità  ad affrontare i problemi e mettersi in discussione, ma anche attraverso la consapevolezza che il cambiamento dipende dalla relazione con il terapeuta stesso.

Partendo da questi presupposti, anche la considerazione di aspetti quali la sostenibilità  economica, l'organizzazione del proprio tempo in relazione agli impegni personali e il feeling instauratosi o meno col professionista hanno il loro peso nella scelta da effettuare. Al di là  delle valutazioni fatte nella fase iniziale del trattamento, può capitare che, durante il percorso di sostegno psicologico o psicoterapia, il cliente stesso abbia dei dubbi sull'efficacia del lavoro svolto. In generale, credo che avere un atteggiamento costruttivamente critico verso lo psicologo che prende in carico non sia sbagliato ma anzi auspicabile.

Gli indicatori da seguire nella scelta dello psicologo

Orientarsi nella scelta di un terapeuta non è cosa semplice e soprattutto si traduce in un processo che parte da un riconoscimento di una propria difficoltà : una valutazione personale e magari anche un confronto con le persone significative possono portare ad ammettere di necessitare di uno spazio simbolico diverso di risignificazione e trattamento.

Comprendere il proprio disturbo

Lampadina con dentro punto interrogativoIl primo passo da effettuarsi è la considerazione di attraversare un periodo di malessere. Si può partire dal riconoscimento che si stia attraversando un momento difficile per eventi che ci accadono e per sensazioni che si provano. Spesso, ma non sempre, si affrontano questi momenti grazie al confronto con gli altri significativi: ad esempio parenti e amici. Se il disagio provato passa attraverso dei sintomi particolari, oggigiorno è frequente cercare delle informazioni in rete in cui rispecchiarsi e riconoscersi. Tuttavia non credo sia auspicabile utilizzare questi comportamenti per identificare con certezza se ci sia o no un disturbo vero e proprio, per quanto sia utile ad aumentare la propria consapevolezza riguardo ad una necessità  di intervento. Credo sia sufficiente riconoscere di sentire un malessere che si vorrebbe risolvere per poi pensare al confronto con un professionista non necessariamente nei termini di un sicuro trattamento psicologico e psicoterapeutico ma in quelli di una consulenza specialistica per comprendere cosa avviene e ragionare su un eventuale presa in carico con obiettivi condivisi e riconosciuti utili e funzionali per se stessi.

Come scegliere una terapia una volta compreso il proprio disturbo

In un precedente articolo abbiamo affrontato la complessità  dello scenario delle formazioni e degli orientamenti dei professionisti in psicoterapia. Credo sia opportuno, in questo contesto, riprenderne un punto fondamentale. Così come per un professionista la scelta del percorso di specializzazione è legata alle proprie attitudini, agli interessi e al tipo di "lente" utilizzata dagli orientamenti formativi per leggere le situazioni, così credo che una qualunque persona, seppur senza una formazione specifica, proverà  un interesse particolare per qualcuno degli orientamenti sentendosene attirato e affascinato. Il materiale informativo presente sul web è davvero variegato ed è opportuno almeno provare a cimentarsi nella ricerca di un trasporto verso un orientamento di psicoterapia. In questo tentativo la persona deve sapere che la scelta non ricadrà  tutta sulle sue spalle in solitudine ma potrà  avvalersi di un eventuale confronto successivo col professionista contattato per la consulenza al fine di capire se la strada valutata possa essere quella giusta o se necessiti di essere rivista sempre in relazione a come il cliente possa sentirsi maggiormente tutelato e a suo agio nella relazione col terapeuta. Uno psicologo professionista a Torino sarà  sempre pronto a rispondere a domande sul suo orientamento così come ad aiutare una persona a trovarsi nella situazione più congeniale ad affrontare le proprie problematiche anche inviando ad altro collega che possa essere maggiormente specializzato su una determinata problematica. L'obiettivo di ogni terapeuta è sempre aiutare la persona a risolvere il proprio malessere riscoprendo il proprio potenziale.

diverse porte uguali tranne una gialla

 

Come capire se lo psicologo è "bravo" prima della terapia

Non credo sia strano chiedersi se un professionista è bravo: in fin dei conti è la domanda più frequente che si rivolge a conoscenti o altri professionisti quando si cerca uno specialista a cui affidarsi. Tuttavia credo che la questione sia come fare a capire che uno psicologo psicoterapeuta sia il più "giusto" per sé. Esistono degli elementi che possono fungere da importante indicatore per comprendere se la propria scelta è ricaduta sullo psicologo e psicoterapeuta "giusto" già  in fase di consulenza e quindi prima ancora di avviare un percorso terapeutico. Innanzitutto la sensazione che il professionista ascolti e comprenda anche emotivamente ciò che il cliente riferisce facendolo sentire accolto e che sappia interagire col cliente utilizzando un linguaggio adeguato e comprensibile.

Non meno importante è che gli ispiri profonda fiducia e sia in grado di aiutarlo nel formulare degli obiettivi chiari di lavoro, che devono essere condivisi e discussi e che possano dare un senso al percorso svolto. È fondamentale che il cliente senta sempre di poter chiedere spiegazioni ricevendole poi di conseguenza: domande sui sintomi, sulla situazione attuale e su cosa potrebbe accadere dovrebbero essere condivise col proprio psicologo. I timori o dubbi rispetto al lavoro svolto vanno affrontati e chiariti insieme per cementare maggiormente l'alleanza terapeutica che risulta sempre lo strumento principe perché un sostegno psicologico o una psicoterapia possano portare al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Anche il confronto aperto su quali possano essere i risultati ottenibili è auspicabile: è bene chiarire tutte le aspettative personali e raccogliere le impressioni del professionista per costruire un'idea comune e condivisa sulla direzione verso cui proseguire. Nella relazione terapeutica con lo psicologo o psicoterapeuta un cliente non dovrebbe sentirsi giudicato ma sostenuto anche nella comprensione e nel riconoscimento delle proprie difficoltà  e dei propri limiti.

Come valutare lo psicoterapeuta durante o a seguito di una terapia

mano con penna che compila questionarioCredo sia opportuno considerare che il processo di valutazione del percorso dal punto di vista del cliente e del terapeuta non si limitano alla fase iniziale e quella finale ma riguardano l'intero andamento della psicoterapia. Ci sono momenti in cui lo psicoterapeuta potrebbe non essere più percepito come "giusto" per sé e che si affacci il dubbio se è opportuno cambiare psicologo per risolvere prima o meglio i propri disturbi. In certi momenti della psicoterapia o del sostegno psicologico, si potrebbe provare la sensazione che il professionista cui ci si è rivolti non riservi sempre lo stesso "livello di attenzione", ma questa percezione del cliente potrebbe dipendere anche dalla fase personale che sta attraversando o dalle difficoltà  insite nei processi di cambiamento. Quindi, se da una parte è giusto avere dei riferimenti sui quali poter riflettere nel considerare il professionista cui ci si è rivolti, dall'altra è sempre auspicabile condividere i propri ragionamenti o timori con lo psicologo stesso per provare a risolvere insieme la situazione nell'ambito del percorso.

Peraltro potrebbe anche accadere che la condivisione porti a riflettere proprio sul concetto di fiducia: spesso, infatti, la capacità  di fidarsi si struttura come un nodo relazionale da sciogliere e comprendere al fine di migliorare la qualità  delle relazioni. Il rapporto col terapeuta risulta essere un contesto protetto in cui le dinamiche relazionali, esplicandosi, possono dare opportunità  per una comprensione ed una rielaborazione trasferibili agli altri rapporti significativi della nostra vita. In linea di massima il confronto costante su dubbi e perplessità  costituisce sempre un passo chiarificatore dell'evoluzione della relazione terapeutica.

E a seguito di una terapia cosa aspettarsi? Concordare il percorso in funzione di obiettivi condivisi contribuisce proprio a dare un senso di evoluzione e porta cliente e psicoterapeuta a capire insieme quando il percorso può avviarsi alla conclusione. È importante considerare che in fase conclusiva gli obiettivi potrebbero essere riformulati per proseguire col lavoro terapeutico ma questo avviene solo ed esclusivamente con l'accordo tra le parti. Quindi, un cliente dovrà  sempre valutare il percorso in relazione agli obiettivi concordati e non rispetto ad un ideale di benessere non condiviso nella relazione terapeutica.

2 commenti
  1. Gianni

    Complimenti e grazie per questo articolo completo che analizza il cambio di psicologo da più punti di vista.. Lo vorrei linkare ad un articolo che sto facendo su questo argomento.

    21-12-2016 19:19 | Rispondi

  2. Studio Piscologo Torino

    Gentile Dottor Clemente, la ringraziamo per la sua analisi e se vuole può linkare il suo articolo, se pensa che questo articolo offra valore aggiunto all'argomento che andrà  a trattare nel suo post.

    22-12-2016 09:50 | Rispondi

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