L’omosessualità  non è una malattia da curare

L’omosessualità  non è una malattia da curare 10 Febbraio 2016

E' di grande attualità , nella società  civile e negli organismi legiferanti, il dibattito in merito al riconoscimento delle unioni civili tra coppie omosessuali e il diritto delle stesse all'adozione.
Scorgendo le pagine dei principali organismi di informazione, non possiamo non osservare l'evocazione di contributi a favore di una o dell'altra posizione, che chiamano in causa le comunità  scientifiche delle diverse professioni.
Non di rado anche lo psicologo viene chiamato, in qualità  di professionista, a esprimere una posizione in merito al tema dell'omosessualità , sia collegialmente, sia individualmente, quando riceve presso il suo studio di psicologo una domanda di cura.
Lasciando la rassegna dei contributi scientifici sul tema ai colleghi più esperti, impegnati da anni in studi rigorosi e scientificamente significativi, ci preme richiamare quanto già  espresso, in più di un'occasione, e in tempi non sospetti, dalla nostra comunità  professionale.
Nel Settembre 2015 il Consiglio nazionale dell'Ordine degli Psicologi si esprime in merito alla cosiddetta "ideologia gender" affermando:

... Le evidenze empiriche raggiunte da questi studi mostrano che il sessismo, l'omofobia, il pregiudizio e gli stereotipi di genere sono appresi sin dai primi anni di vita e sono trasmessi attraverso la socializzazione, le pratiche educative, il linguaggio, la comunicazione mediatica, le norme sociali. Il contributo scientifico di questi studi si affianca a quanto già  riconosciuto, da ormai più di quarant'anni, da tutte le associazioni internazionali, scientifiche e professionali, che promuovono la salute mentale (tra queste, l'American Psychological Association, l'American Psychiatric Association, l'Organizzazione Mondiale della Sanità , ecc.), le quali, derubricando l'omosessualità  dal novero delle malattie, hanno ribadito una concezione dell'omosessualità  come variante normale non patologica della sessualità  umana.

L'Ordine degli Psicologi del Piemonte, nella persona del suo presidente Lombardo, afferma poi, nel Novembre 2014:

Da tempo, infatti, la comunità  degli psicologi, la letteratura scientifica e numerose associazioni internazionali sostengono che l'orientamento omosessuale non è una scelta né una malattia, ma uno dei possibili orientamenti sessuali. Eterosessualità , omosessualità  e bisessualità  sono modi di essere nel mondo e di vivere la propria vita affettivo-sessuale conformemente a ciò che ogni persona sente in ogni età  della vita

Al di là  dunque delle posizioni in merito al possibile disegno di legge attuale, ci preme ribadire il principio deontologico dello psicologo per cui non è possibile rispondere alla domanda di una "terapia riparativa" rispetto all'orientamento sessuale del soggetto, poiché lo stesso non è da considerarsi come una patologia da curare.
Lo Psicologo può invece intervenire in caso di disagio relativo alla sfera sessuale qualora tale disagio sia avvertito dal paziente, indipendentemente dal suo orientamento eterosessuale, omosessuale o bisessuale.
In altre parole non è l'orientamento sessuale la patologia su cui intervenire, bensì l'eventuale disagio soggettivo connesso al proprio orientamento sessuale. Per esempio, è possibile che un soggetto omosessuale sviluppi un disagio o una sofferenza per la difficoltà  di veder riconosciuto e accettato il proprio orientamento sessuale dai propri amici e familiari, con conseguente frustrazione, disagio individuale, tristezza, difficoltà  relazionali, desiderio di isolamento, ecc. Oppure lo psicologo può ricevere nel suo studio una domanda di aiuto relativa alle difficoltà  relazionali nel legame di coppia su cui la persona ha investito affettivamente; in questi casi potrà  valutare insieme al paziente l'opportunità  o meno di un percorso di sostegno psicologico o di un intervento psicoterapeutico, in un setting individuale o di coppia, indipendentemente dall'orientamento eterosessuale o omosessuale di quella coppia.

Vorrei concludere invitando il lettore ad approfondire la dichiarazione dei diritti sessuali ad opera della World Association for Sexual Health consultabile on line, che ben evidenzia i principi indispensabili allo sviluppo di una buona salute sessuale, definita quale stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale.

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