La psicoterapia cognitiva: origini e peculiarità 

La psicoterapia cognitiva: origini e peculiarità  15 Marzo 2016

Con questo articolo vorremmo presentare in sintesi le caratteristiche e gli strumenti della psicoterapia ad orientamento cognitivo.

Come già  espresso precedentemente, esistono differenti modelli teorici che orientano l'intervento dello psicoterapeuta nella sua pratica clinica laddove il lavoro di uno psicologo non sia sufficiente. Sebbene tutti condividano quale obiettivo principale il miglioramento della salute mentale dell'individuo, della coppia, della famiglia e/o dei gruppi, possono evidenziarsi delle differenze nel modo di leggere lo sviluppo e il funzionamento della psiche, dando luogo a strumenti e strategie di intervento diversificati.

Qui di seguito ci occuperemo nello specifico delle caratteristiche distintive dell'orientamento psicoterapeutico cognitivista.

Il cognitivismo: L'individuo è un elaboratore attivo di informazioni provenienti dall'ambiente

Freud aveva sviluppato una teoria dello sviluppo e del funzionamento della psiche fondata sulla complessa interazione tra conscio e inconscio. In antitesi al metodo introspettivo e psicoanalitico, qualche anno dopo, negli Stati Uniti, si affermò la corrente del comportamentismo (Watson, 1913), il cui oggetto d'indagine era il comportamento in quanto unico fenomeno psichico tangibile, oggettivo e misurabile. Il comportamentismo, però, pur arricchendosi di teorie sull'apprendimento (Skinner), lasciava fuori dalle sue formulazioni teoriche e sperimentali i processi cognitivi superiori, nonché la nozione dello scopo del comportamento.

A partire dagli anni Sessanta, dunque, si sviluppò il cognitivismo fondato sull'idea che l'individuo, anziché subire o interagire passivamente con l'ambiente, sia anzi un elaboratore attivo, ossia interpreti, codifichi ed elabori le informazioni e gli stimoli interni ed esterni, formulando risposte comportamentali che possono variare da individuo a individuo alla luce dei differenti sviluppi cognitivi e delle differenti esperienze sociali.

Il comportamento diviene sì oggetto d'attenzione, ma come risultante dei sottostanti processi e stati mentali di cui la psicologia cognitiva si occupò sin dai suoi esordi.

Sviluppi del cognitivismo

Inizialmente l'approccio cognitivista si focalizzava principalmente sulle cognizioni, ossia sul sistema di pensieri e credenze grazie a cui l'individuo elabora le informazioni esterne, ritenendo che fossero le distorsioni cognitive (es: idee irrazionali) a poter determinare emozioni e comportamenti disfunzionali, fonte di disagio e sofferenza (Beck, 1976). Per il trattamento della depressione, per esempio, Beck propose di intervenire lavorando sulle tipiche distorsioni cognitive depressive: le aspettative negative sull'ambiente; l'opinione negativa di sé; le aspettative negative sul futuro.

Attualmente, grazie anche al grande contributo apportato dalle neuroscienze, lo psicoterapeuta cognitivo è orientato verso un cambiamento che coinvolge tanto la dimensione cognitiva quanto quella emotiva e somatica. Seppur all'interno del modello cognitivista oggi esistano diverse correnti di pensiero (es: cognitivismo costruttivista, post-razionalista, strutturalista, evoluzionista), l'oggetto d'indagine privilegiato è la rappresentazione soggettiva che quello specifico individuo costruisce della realtà , rappresentazione per la quale pensiero, emozione e azione divengono interdipendenti, così come mente e corpo inseparabili.

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Obiettivi della psicoterapia cognitiva

La nostra mente ha bisogno di dare un senso all'esperienza, per cui fin dai primi anni di vita costruiamo una teoria su noi stessi, sugli altri e sul mondo, in grado di "semplificare" la lettura di quella grande quantità  di stimoli a cui siamo costantemente esposti, dentro e fuori di noi; una teoria che si arricchisce e si modifica nel tempo man mano che accumuliamo incontri ed esperienze di vita.

In alcuni momenti può capitare che questa stessa teoria, anziché semplificarci la lettura e l'interpretazione dell'esperienza, ci sia da ostacolo, irrigidendoci nell'attribuire senso e significato a quanto ci sta capitando e provocando in noi quote più o meno significative di sofferenza, che possono anche assumere una connotazione sintomatologica. Ecco allora che può essere di aiuto un intervento psicoterapeutico, non solo per il trattamento dei sintomi, quanto per ricostruire, arricchendola, la lettura che il soggetto fa di sé e del mondo, migliorando così l'adattamento all'esperienza ed aumentando i gradi di libertà  nel perseguire gli scopi individuali. In questo senso, la psicoterapia può divenire un'occasione di incontro e cambiamento, grazie alla co-costruzione condivisa tra paziente e terapeuta di letture alternative e più funzionali. In altre parole, lo psicoterapeuta cognitivo, fungendo da "perturbatore strategicamente orientato" (Guidano, 1991), crea le condizioni per un'esperienza emozionale e relazionale correttiva, attraverso la quale il paziente può sperimentare letture ed azioni alternative e più funzionali per il proprio benessere individuale.

La teoria dell'attaccamento

Non è propriamente vero che nasciamo come una tabula rasa; in realtà  veniamo al mondo con predisposizioni innate e universali che guidano il nostro comportamento fin dai primi istanti. In particolare il neonato è già  predisposto a ricercare la cura e la vicinanza protettiva di una figura in grado di assicurargli la sopravvivenza. Tale predisposizione innata, condivisa da tutti i mammiferi, è definita attaccamento e si attiva nelle situazioni di dolore, pericolo, stanchezza e solitudine "dalla culla alla tomba" (Bowlby, 1979), vale a dire lungo tutto il corso della nostra vita.

Il modo in cui fin da bambini riceviamo risposta al nostro bisogno di cura e protezione contribuisce, insieme ad altri elementi, a delineare la nostra teoria su noi stessi, l'altro e il mondo; se, per esempio, un bambino riceve risposte di accudimento sollecite, sensibili e disponibili più probabilmente svilupperà  fiducia e sicurezza sia nei confronti di se stesso e della propria amabilità , sia nella disponibilità  dell'altro a dargli conforto (attaccamento sicuro).

 La teoria dello sviluppo nell'approccio cognitivista

I presupposti su cui costruiamo la nostra teoria su noi stessi, gli altri e il mondo sono influenzati dalle esperienze vissute nei primi anni di vita poiché, secondo l'approccio cognitivista, è a partire da esse che si sviluppano i modelli operativi interni, ossia insiemi di memorie e aspettative che racchiudono le conoscenze di sé con l'altro, rappresentando quindi schemi cognitivi interpersonali che guideranno la costruzione delle aspettative e previsioni su di sé e sul mondo nel corso dell'intera vita.

Successive esperienze potranno arricchire o invalidare i precoci schemi cognitivi, arricchendo la rappresentazione che il soggetto va costruendosi per leggere e interpretare la realtà  interna ed esterna.

In questi termini allora possiamo definire la psicoterapia come un'ulteriore occasione per sviluppare nuovi e alternativi modelli operativi interni che affiancheranno quelli infantili, aumentando l'adattamento e i gradi di libertà  nel perseguire gli scopi individuali.

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Lo sviluppo della coscienza individuale è interpersonale

Ulteriore elemento degno di nota, di cui condivido personalmente il rilievo nel mio approccio clinico, è l'importanza della dimensione interpersonale quale fondamento dello sviluppo della coscienza individuale.

In un'ottica evoluzionista, "le strutture di significato personale che possono essere costruite nella memoria ed elaborate nel linguaggio e nel pensiero sono dunque imbevute di esperienza emozionale, di percezione interpersonale e di intuizione delle motivazioni che sottendono l'incontro fra sé e l'altro" (Liotti, Monticelli, 2008). In altre parole, insieme all'attaccamento esistono altre predisposizioni innate (sistemi motivazionali interpersonali) che determinano le motivazioni, l'esperienza emozionale e il comportamento dell'individuo nei confronti degli altri individui; ed è a partire da esperienze interpersonali, da una dimensione intersoggettiva, che l'individuo sviluppa la coscienza di sé e il proprio sistema di previsioni sul mondo.

Ne consegue che la qualità  delle relazioni interpersonali divengono terreno di attivo e condiviso confronto tra paziente e terapeuta, e anzi la stessa alleanza terapeutica dovrà  favorire "una percezione interpersonale di pariteticità  cooperativa" (Liotti, Monticelli, 2014)

Il cambiamento in psicoterapia cognitiva

In seguito all'analisi della domanda e alla costruzione condivisa degli obiettivi terapeutici, paziente e terapeuta collaborano attivamente, ognuno con le proprie competenze, per la gestione della sofferenza attuale, riletta nel qui ed ora. Insieme ricostruiscono l'origine e i fattori di mantenimento della problematica presentata, incrementando nel soggetto la consapevolezza delle proprie modalità  di attribuire senso e significato alla realtà , identificando nuove strategie di regolazione emotiva, modalità  più funzionali ai propri scopi personali, lenti alternative attraverso cui guardare il mondo. Seppur l'attenzione sia rivolta al presente, la ricostruzione della storia di vita può consentire al paziente una nuova narrazione di sé.

Psicoterapia cognitiva o cognitivo-comportamentale (CBT)?

Anche se da un punto di vista teorico abbiamo segnalato le differenze tra comportamentismo e cognitivismo, nel linguaggio comune osserviamo spesso che i due termini sono utilizzati come sinonimi o congiuntamente. Questo accade perché lo psicoterapeuta cognitivo può integrare nel piano di cura tecniche comportamentali, che agiscono direttamente per favorire un cambiamento nel comportamento (es: esposizione graduale, desensibilizzazione, ecc), a servizio però di un modello di funzionamento del soggetto ben lontano da quello proposto dal comportamentismo puro.

Oggigiorno inoltre lo psicoterapeuta cognitivo può avvalersi di:

  • tecniche cognitive standard (es: decatastrofizzazione, moviola, ecc.),
  • tecniche corporee (es: training autogeno, body work, contatto integrativo);
  • tecniche derivate dalla meditazione orientale (es: mindfulness);
  • EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) ed altre ancora.

La scelta e l'integrazione delle diverse tecniche è operata a seconda della problematica che paziente e terapeuta affrontano, identificando la strategia d'intervento più adeguata e di maggior giovamento per il raggiungimento degli obiettivi terapeutici concordati.

Sebbene la psicoterapia cognitiva, alle sue origini, si indirizzasse al trattamento della depressione, studi di efficacia hanno oggi dimostrato come particolarmente indicato tale approccio anche nel trattamento dei disturbi d'ansia, fobie, panico, disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi alimentari, nonché nel trattamento delle psicosi e dei disturbi di personalità .

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